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Il folklore di Badia Prataglia trae origine da canti e riti sia popolari che religiosi. Le antiche tradizioni sono ancora oggi presenti e ben radicate nella cultura degli abitanti di Badia Prataglia. Alla base delle tradizioni più importanti c’è sicuramente il secolare rapporto tra spiritualità e foresta, la ricerca della felicità, l’augurio per la bella stagione e l’esaltazione della gioia e dell’amore. Tra queste sono da ricordare la Cenavecchia, il Cantar Maggio, la Festa dei Fochi e, ultima arrivata, la Mangialonga.
LA CENAVECCHIA
E’ una delle tradizioni più importanti e viene tuttora eseguita la sera della vigilia dell’Epifania.I bambini del paese riuniti a gruppi, castelletto per castelletto, si mascherano e si travestono da befani e befane e poi girano per tutto il paese, casa per casa, cantano, ballano e da ogni famiglia ricevono una ricompensa, per "risettar" la Vecchia Befana e poterle consentire di ritornare l’anno successivo, e in segno di ringraziamento per la gioia diffusa augurata e cantata dai pastorelli per prati e ruscelli con in braccio la cornamusa.
Il testo della canzone: Padron di casa vi chiediam permesso se inquesta casa ci si può entrare. Se ci si può entrare apri l’ingresso padron di casa vi chiediam permesso Ecco là c’è n’a vecchia è ritornata è quellad’anno se la conoscete. E se ci date un bucchiolin di lana per risettar le calze alla Befana e se ci date un bucchiolin di stoppa per risettar la vecchia in dall’è rotta. L’è barullata giù per una valle e la s’è rotta l’osso delle spalle. L’è barullata giù per un burrone e la s’è rotta l’osso del groppone. Pastorelli, pastorelli che passate prati e ruscelli con inbraccio la cornamusa e di gioia sia diffusa. Trallallero trallallà la Befana eccola qua. La Befana è andata via in nome di Maria.
CANTAR MAGGIO Il Cantar Maggio è un rito folkloristico molto diffuso in toscana per la celebrazione della primavera. Esso si ripete da secoli nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio, quando gruppi di ragazzi - i cantamaggio – vestiti con plaid colorati e cappelli, accompagnati dal suono della chitarra, vanno di casa in casa a cantar Ecco Maggio, annunciando l’arrivo della primavera e della bella stagione. Ecco Maggio è un canto d’augurio per la stagione del raccolto ed un inno all’amore per le coppie del paese, ma anche di cattivo augurio per la famiglia che non offre alcuna ricompensa (tradizionalmente uova o denaro) ai cantamaggio.
Il testo della canzone:
Ben trovata signoria la veniamo a salutare, la veniamo a salutare. Ecco Maggio in compagnia che fa il mondo rallegrare, che fa il mondo rallegrare. Rilucente, chiara stella risplendente come il sole della Vergine Sorella della Madre del Signore. Ragazzine che voi state vagheggianti alle finestre, vostre chiome sono queste, vostre trecce ghirlandose, Ecco Maggio in gigli erose. Siamo giunti in questa casa dove l’è sibella dama, dove l’è si bella dama. Fra di noi c’è un che vi ama e di più vi ha dato il cuore è il “nome innamorato” il vostro amore. E di più il cuor vi ha dato è la “nomeinnamorata” innamorata. Ecco maggio giù della Tavola pel piano l’è fiorito l’orzo e il grano, l’è fiorito l’orzo e il grano. Ecco maggio giù pel poggio l’è fiorito il grano e l’orzo, l’è fiorito il grano e l’orzo. Se le uova ce le date pregherem per le galline, pregherem per le galline, che non vengano mangiata dalle volpi e le faìne, dalle volpi e le faine. E se non ci date niente ringraziamo ugualmente, ringraziamo ugualmente. Fate presto brava gente che c’abbiam da camminare, che c’abbiam da camminare. In altre parti abbiam da andare a cantare allegramente Ecco Maggio o brava gente.
FESTA DEI FOCHI Fin dai tempi antichi, è tradizione festeggiare l’8 settembre, con la Festa dei Fochi, la natività della Vergine Maria. Le origini di questa splendida celebrazione risalgono proprio all’8 settembre del 1008, giorno in cui Elemperto, vescovo di Arezzo, consacrò a Santa Maria Assunta la chiesa della Badia di Prataglia. Il fuoco è sempre stato, fin dai tempi pagani, un simbolo di devozione verso la divinità e probabilmente anche nella cultura cristiana è stato utilizzato con questo significato. Negli anni passati la sera del 7 settembre in ogni castelletto si accendeva un gran fuoco o foco, prevalentemente con legna raccolta nel bosco dai ragazzi. Il desiderio di ogni castelletto era quello di realizzare il foco più grande, più bello e più duraturo degli altri e così si creava una divertente competizione e rivalità paesana tra i vari castelletti. Intorno al foco si raccoglievano gli abitanti del castelletto che cantavano laudi alla Madonna. Dagli anni Cinquanta la festa dei fochi è diventata anche occasione di festa, di saluto e dimostrazione d’affetto verso quelle persone che, per un lungo periodo, si recavano a lavorare in posti lontani e che lasciavano così la loro famiglia. Dagli anni 80 l’usanza dei fuochi allestiti nei castelletti è scomparsa, perché ritenuta troppo pericolosa e la ricorrenza è festeggiata con un unico grande fuoco nella piazza centrale di Badia Prataglia.
MANGIALONGA Si tratta della manifestazione più recente che si svolge a Badia Prataglia il primo o il secondo sabato di agosto. La Mangialonga è una passeggiata gastronomica di 10 tappe attraverso i “castelletti” di Badia Prataglia. Si mangiano i piatti della cucina tradizionale badiana passeggiando all’aria aperta ed al fresco del bosco che circonda Badia Prataglia e tutti i suoi castelletti.
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