CABECERA WEB CASCATA.jpgdarksunset1_1.jpgdarksunset1_2.jpgdarksunset1_3.jpg

Una storia di Monaci e Boscaioli

Badia Prataglia si trova ai margini nord orientali della valle del Casentino, bacino intermontano della regione appenninica situata a nord di Arezzo, al confine tra la Romagna e la Toscana. Il Casentino è ricco di testimonianze archeologiche che attestano la presenza di insediamenti umani già a partire dall’età della pietra. Dai tempi antichi l’alto territorio del Casentino in fra l’Tevero et l’Arno, come Dante cantava, fu sede di solide istituzioni religiose: nel primo Medioevo fiorirono qui le abbazie del Trivio e di Prataglia. La storia di Badia Prataglia è stata fortemente determinata, fino all’epoca moderna, dal rapporto che i monaci, Pratagliensi prima e Camaldolesi poi, hanno saputo instaurare nel corso dei secoli con la foresta.Storia_01
L’origine di Badia Prataglia è da farsi risalire all’anno 986, anno di fondazione dell’Abbazia di S. Maria e S. Benedetto di Prataglia ad opera di alcuni monaci benedettini provenienti da Montecassino, sotto la potestà del Vescovo di Arezzo, Elemperto, del quale fu possesso personale. I monaci benedettini trovarono nella regione sottostante il Monte Acuto o Monte Cucco (m. 1332), ricoperta di prati - da cui Pratalia - una località solitaria ma fertile, ricca di acque, adatta al sostentamento della comunità monastica. Dalla carta di fondazione dell’Abbazia sappiamo che buona parte del territorio appartenuto ai monaci era coperto da alta vegetazione. Qui come a Camaldoli, la foresta era ornamento e difesa (con i suoi 1442 ettari, di poco inferiore a quella di Camaldoli). Intorno ai campi coltivati e ai pascoli si estendeva la selva o boscaglia: importante già allora per l’economia della comunità fu di certo la lavorazione del legno. L’abbazia sorse in un periodo storico di grande vitalità delle comunità monastiche. Il secolo X vide infatti l’istituzione di numerosi monasteri, in Toscana e in altre parti d’Italia. La località di Badia Prataglia era probabilmente già attiva in epoca romana, come proverebbero i due capitelli marmorei presenti nella cripta posta sotto la chiesa abbaziale, senza tuttavia esercitare un ruolo di una qualche importanza; si ipotizza invece che possa avere svolto un ruolo di maggiore peso nel conflitto che oppose i Longobardi ai Bizantini: in fase di espansione i primi, provenienti dalla regione del Danubio a partire dal VI secolo; in una situazione difensiva e di arroccamento i secondi. Storia_02La fondazione dell’Abbazia di Pratalia precedette di alcuni anni quella dell’Eremo di Camaldoli da parte di S. Romualdo, con la quale Pratalia rivaleggiò sia in termini di ricchezze materiali acquisite attraverso numerose donazioni, che in termini di autonomia spirituale e politica. L’Abbazia è nota a partire dal 1002, come lo prova un diploma dell’Imperatore Ottone III, precedente quindi alla fondazione di Camaldoli (1023). In pochi anni i monaci aumentarono di numero e l’8 settembre 1008 fu consacrata a S. Maria Assunta la nuova chiesa da parte del vescovo di Arezzo Elemperto, che aveva anche fatto ingrandire il monastero, assegnandogli selve, vigne e campi lungo l’Archiano fino a Partina e Bibbiena. Dalla fondazione fino alla metà del XII secolo l’Abbazia di Prataglia aumenta il proprio potere ed i propri possessi, grazie soprattutto ad una serie di donazioni da parte dei vescovi aretini, ed arriva ad avere possedimenti anche nel basso Casentino. Nel 1031 il vescovo Teodaldo assoggettò la chiesa di San Clemente, fuori da Arezzo, alla Badia di Prataglia; fino al 1073 Soci era detto casale del monastero di Prataglia. Nel 1084 un altro vescovo di Arezzo, Costantino, donò Marciano agli abati di Prataglia. Ma l’espansione dell’abbazia si scontrò con quella di Camaldoli, nel frattempo salita a più grande potere e fama, che pian piano prese il sopravvento. Il 15 giugno 1157, Girolamo, Vescovo d’Arezzo - a causa delle liti e delle lotte sorte fra i due potentati religiosi - assoggettò l’Abbazia di Prataglia a Rodolfo, Priore Generale camaldolese, insieme a tutti i possedimenti: l’indipendenza dell’Abbazia di Badia Prataglia cessò quindi nel 1157 con il suo ingresso forzoso, mai del tutto accettato dai monaci prataliensi, all’interno della Congregazione di Camaldoli ad opera del pontefice Adriano IV. L’annessione a Camaldoli comportò l’osservanza da parte dei monaci di Prataglia della regola romualdina, ma consentì di conservare il titolo abbaziale; i monaci prataliensi non accettarono di buon grado questa decisione superiore e solo nel 1183 l’Abate prataliense Guglielmo acconsentì ad unirsi ai camaldolesi, ma solo nel colore bianco degli abiti e nella recita degli uffizi divini. Trecento anni dopo, nel 1391, il pontefice Bonifacio IX decretò la soppressione del monastero di Badia Prataglia e del relativo titolo abbaziale con l’annessione definitiva a Camaldoli, ordinando al Priore di Camaldoli l’elezione di un curato per la parrocchia di Badia. Caduta sotto la giurisdizione di Camaldoli, l’Abbazia di Prataglia venne a far parte della Contea di Moggiona, poi chiamata Contea di Moggiona e Badia Prataglia. Nel 1876 il Granduca Pietro Leopoldo I soppresse tutti i feudi civili ed ecclesiastici e così tutto il territorio di Camaldoli entrò a far parte della comunità di Poppi. Da allora Badia Prataglia è territorio del Comune di Poppi, anche se da questo completamente staccato geograficamente, toccandosi solo in un punto detto Poggio dei Tre Confini, dove una volta si intersecavano i confini delle tre proprietà appartenenti rispettivamente all’Abbazia di Prataglia, ai monaci di Camaldoli e ai Conti di Valbona; ora vi si intersecano i confini dei tre comuni di Poppi, Bibbiena e Bagno di Romagna.

 

Sito realizzato e gestito da:
Associazione "PRO LOCO" di Badia Prataglia
Via Eden, 30 - 52010 Badia Prataglia (AR) - P.IVA 02036990519 - Tel. 339.3062118
Copyright © 2010 - info@badiaprataglia.net - All Rights Reserved.